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2008-12-23

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Da il SOLE 24 ORE

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2008-12-23

CORRIERE della SERA

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2008-12-19

 

 

REPUBBLICA

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2008-12-19

Sì ai contratti di solidarietà ma senza furbizie ha detto il segretario della Cgil

A gennaio incontro con parti sociali, a marzo manifestazione nazionale

Settimana corta, Epifani apre

"Confronto ma senza trucchi"

Settimana corta, Epifani apre "Confronto ma senza trucchi"

Guglielmo Epifani

ROMA - La Cgil si dichiara disponibile all'utilizzo dei contratti di solidarietà e apre alla possibilità di un confronto sulla "settimana corta" purché non siano furbizie. "Ben venga l'avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela, ed è bene che si sia passati da un'impostazione priva di senso, che prevedeva la detassazione degli straordinari, a questa nuova ottica" ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani.

Il leader della Cgil ha sottolineato che "servono politiche di sostegno contro la crisi industriale, servono anche strumenti parzialmente nuovi e soprattutto risorse più rilevanti". Sì quindi ai contratti di solidarietà a patto che "siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie" ha detto il segretario parlando al direttivo del sindacato.

Epifani è convinto della necessità di aprire subito un tavolo di confronto con le parti sociali per affrontare la crisi e ha proposto un calendario di iniziative per sostenere le richieste della Cgil e proseguire la mobilitazione che culminerà con una manifestazione a Roma per la fine di marzo.

"E' necessario avviare un tavolo sulla crisi perché in questa fase e con l'avvio del nuovo anno, quando fra gennaio e aprile si manifesterà il picco negativo della crisi economica, bisognerà concentrarsi sulle modalità con le quali affrontare gli effetti di questa situazione", ha detto il segretario della Cgil.

"Serve il contributo di tutti ed è necessario prima confrontarsi, poi tocca naturalmente al governo decidere. Fare il contrario, come è accaduto con la riforma della scuola, determina solo confusione e incertezze", ha detto ancora Epifani aggiungendo che "deve essere chiaro, però, che il tavolo di confronto, richiesto anche recentemente dalla Confindustria, non può riguardare solo le conseguenze della crisi, e cioè la gestione degli ammortizzatori sociali, ma deve partire dalle scelte di politica macroeconomica e industriale".

Per quanto riguarda le pensioni, Epifani ha ribadito il no a una "eguaglianza formale del pensionamento di uomini e donne", indicando invece la strada della flessibilità in uscita "prevista dalla riforma Dini e cancellata da Maroni". Precari, pensionati, donne e Mezzogiorno sono, per Epifani, i soggetti intorno ai quali concentrare l'attenzione perchè sono i più colpiti in questa fase di difficoltà. Proprio per questo il segretario della Cgil ha proposto al direttivo un calendario di iniziative, a partire da gennaio, con piattaforme unitarie, dove possibile, a cominciare da quelle dei pensionati.

"Faremo tutte le iniziative unitarie possibili - ha detto - ma se non sarà possibile la Cgil non starà ferma, perché non è accettabile l'idea di un sindacato subalterno che rinuncia e lanciare e sostenere le proprie proposte". Per la fine di marzo è quindi prevista una manifestazione nazionale a Roma "per dare forza alla richiesta di cambiamento della politica economica, sociale e fiscale del governo".

(22 dicembre 2008)

 

 

l ministro della Funzione pubblica: "Il problema è la produttività"

Conferenza sul bilancio del suo operato: "Dal mio ministero fatti, non spot"

Brunetta sulla settimana corta

"Problema che non riguarda la PA"

Brunetta sulla settimana corta "Problema che non riguarda la PA"

Il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta

ROMA - "Il pubblico impiego è un comparto fortunato, non ha problemi né di cassa integrazione né di disoccupazione. Non c'è il problema delle eccedenze". Il ministro Renato Brunetta scarta l'ipotesi della settimana corta per i dipendenti pubblici, una proposta che invece ieri il ministro Sacconi ha avanzato per il settore privato. E che ha provocato immediate reazioni, con l'apertura del segretario della Cgil Epifani ("Sì al confronto, purché non ci siano furbizie") e la risposta negativa del leader Pd Veltroni ("Non corro dietro agli annunci"). Ma Brunetta coglie l'occasione per fare un nuovo affondo sul tema dell'efficienza della PA: "Il problema è la produttività".

"I dipendenti lavorino al meglio". Il ministro della Funzione pubblica parla dell'ipotesi di riduzione della settimana lavorativa durante una conferenza stampa sul bilancio del suo operato nei primi otto mesi di governo. "Il mercato pubblico - osserva Brunetta - ha bisogno di produrre più beni e servizi e per far questo ho bisogno che tutti i dipendenti della pubblica amministrazione lavorino al meglio. E i più bravi devono essere premiati. Da noi non esiste un problema di eccedenza, ma di produttività".

"Fatti non spot". Un Brunetta soddisfatto illustra i risultati di questi mesi di governo: "Ho dimostrato 8 mesi di fatti. Fatti non parole, fatti non spot - afferma - Sfido a duello politico o culturale tutti i miei critici che hanno detto che in questi mesi ho fatto soltanto degli spot a verificare se quanto dico non è vero". Il ministro si riferisce alle sue misure "anti-fannulloni", che hanno creato polemiche all'interno di vari settori della pubblica amministrazione.

I sindacati. E' tagliente Brunetta anche quando tocca il tema delle contrattazioni sindacali e commenta lo sciopero generale del 12 dicembre: "Con i sindacati si dialoga, ma poi si deve chiudere. Indire lo sciopero generale è legittimo, come è legittimo che io vada avanti. E' meglio però che i sindacati facciano gli accordi piuttosto che gli scioperi".

(23 dicembre 2008)

 

 

 

 

L'UNITA'

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2008-12-23

Settimana corta, Epifani: "Aperti al confronto"

Sì a un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela dei lavoratori. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parlando al direttivo dell'organizzazione a proposito del dibattito sulla settimana corta e sull'utilizzo di contratti di solidarietà. Ben vengano quindi secondo Epifani strumenti di solidarietà a patto che "siano inseriti in un quadro di tutele che evitino il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro, non escludano i lavoratori precari e non costituiscano una furbizia per evitare al soggetto pubblico di investire tutte le risorse necessarie".

"Ben venga l'avvio di un confronto con governo e imprese su tutte le forme di tutela, ed è bene che si sia passati da un'impostazione priva di senso che prevedeva la detassazione degli straordinari a questa nuova ottica", dice il leader della Cgil. "Servono politiche di sostegno contro la crisi industriale, servono anche strumenti parzialmente nuovi e soprattutto risorse più rilevanti", conclude.

Settimana super-corta, con meno giorni lavorati e salari ridotti. La scoperta del governo di destra è dell’ultima ora, anche se è una ricetta tedesca e una proposta rilanciata in Italia dal segretario della Cisl, Bonanni. Ora il ministro del Welfare Maurizio Sacconi fa saper che il governo di destra ci sta pensando "per salvare i posti di lavoro dalla crisi economica". Il piano è di "spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa – proclama Sacconi in un’intervista a un quotidiano nazionale - è la funzione della cassa integrazione a rotazione. Si può andare in cassa per una parte della settimana e lavorare per la restante". La cassa integrazione a rotazione che consente di "spalmare un minor carico di lavoro su più persone", a differenza si quella "a zero ore" e di quella "ordinaria". Ma il ministro pensa anche ai "contratti di solidarietà", che significano sì meno retribuzione, ma "non dimentichiamo che ci sarà l'integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima".

Bisogna però "evitare il self service della cassa integrazione", che renderebbe "irresponsabili" le imprese, che invece devono "fare tutto il possibile per non perdere il loro asset fondamentale, cioè il capitale umano" e non dare l'idea che "le prime difficoltà si traducano in una espulsione di manodopera". Per questo si sta pensando a "una unità di crisi del ministero del Lavoro collegata a quello dello Sviluppo economico" che vigili sulla cassa integrazione e che arrivi a un "accordo di straordinaria e leale collaborazione con le Regioni, e poi con le parti sociali, per proteggere le persone e ancorarle alla dimensione produttiva".

Per il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, una settimana corta sul modello adottato da Angela Merkel in Germania è "un'ottima idea, perché mantiene il posto di lavoro, riduce a tutti l'orario ed evita l'emarginazione e il licenziamento". In un'intervista al Corriere della Sera però, il leader di Rifondazione spiega però che "il nostro sistema produttivo è fatto di piccolissime imprese" che saranno quelle "più colpite. Bisognerebbe estendere il provvedimento anche a loro, anche alle partite Iva, anche ai garzoni". Per reperire i fondi, Ferrero suggerisce di "rimettere la tassa di successione e introdurre una patrimoniale sopra i 500mila euro". E poi di "aumentare le aliquote fiscali al di sopra dei 100mila euro e le imposte sulle rendite finanziarie al 20% sopra i 200-300mila euro".

22 dicembre 2008

 

 

 

Quando la proposta Sacconi per la destra era "una clamorosa bufala"

di Francesco Costa

Si sa, solo gli stupidi non cambiano idea. Così come si sa che il tempo passa, le cose cambiano, eccetera. Però stupisce ugualmente confrontare quel che il ministro Sacconi ha detto a proposito della necessità di ridurre la disoccupazione e quel che sullo stesso tema si leggeva pochi anni fa in uno dei maggiori think-tank del centrodestra italiano.

"Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti". Questa la formula con cui il ministro del welfare Maurizio Sacconi ha lanciato la proposta della "settimana cortissima" per spalmare un minore carico di lavoro su più persone. Non è la prima volta che un'idea del genere si affaccia sul dibattito politico e in alcuni paesi norme del genere sono già realtà, seppure tra mille distinguo: la legge sulle 35 ore in Francia è stata accusata di deprimere la capacità propulsiva del sistema economico impedendogli di crescere, e dopo essere stata al centro di una polemica infinita è stata di fatto superata grazie alla riforma di questo luglio. Al di là del merito della questione, però, è interessante però scoprire come il sito Ragionpolitica commentava questa proposta qualche anno fa, quando "Lavorare anche meno, pur di lavorare tutti" era ancora soltanto lo slogan delle forze della sinistra massimalista. Premessa necessaria: Ragionpolitica è un rivista telematica di commento e opinione politica diretta da Gianni Baget Bozzo, che mostra sulle sue pagine il simbolo del Popolo delle Libertà e si dichiara grande sostenitrice del progetto di fusione tra An e Forza Italia, nonché della compagine di governo.

Scriveva Giorgio Bianco, il 18 luglio 2004: "Lavorare meno per lavorare tutti: uno slogan fallace". E' vero che quattro anni fa non ci si trovava in mezzo a una grave crisi economica, ma Bianco fuga ogni dubbio parlando esplicitamente di cosa fare se si vuole arrivare a una ripresa: "Appare allora evidente che l'obiettivo, in vista di una ripresa, non può essere che quello di un incremento della produttività, che ha come presupposto un impiego più flessibile della manodopera. [...] L'idea di aumentare l'occupazione dividendo in fette più piccole la torta già esistente poggia su un clamoroso errore d'analisi".

Il perché è molto semplice, prosegue Bianco: "Un posto di lavoro non si divide in due o in tre senza costi, dal momento che non si ha a che fare con un dolce bensì con esseri umani, i quali necessitano di formazione (e dunque di adeguati periodi di training), di informazione e di comunicazione. Se si aggiunge poi il peso dei carichi sociali [...] due persone in uno stesso posto possono arrivare a costare il 20 per cento in più di una persona sola che occupi il medesimo posto di lavoro: un'impresa di 10 salariati non è dunque comparabile, a livello di costi, a una di 20 mezzi-posti".

Sarebbe già un colpo da k.o., ma Bianco - dopo aver citato con precisione diversi dati e studi in materia - conclude in modo tranchant: "Dovrebbe risultare allora del tutto evidente che quel frusto slogan, che qualcuno, specialmente in Italia, continua imperterritamente a litaniare, è una clamorosa, invereconda bufala, e andrebbe rovesciato nel suo esatto opposto: "lavorare di più per lavorare tutti"".

Volessimo dirla come la rivista diretta da Gianni Baget Bozzo, quindi, dovremmo definire la proposta del ministro Sacconi come "una clamorosa, invereconda bufala". C'è da sperare che avesse torto, ovviamente, ma il ministro farebbe bene a dare un'occhiata a quell'analisi: hai visto mai, magari cambia idea di nuovo.

22 dicembre 2008

 

il SOLE 24 ORE

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2008-12-23

Settimana corta, sì di Angeletti ma solo su base volontaria

23 dicembre 2008

Favorevole alla settimana corta per salvaguardare i posti di lavoro ma poiché la proposta comporterebbe una riduzione del reddito per i lavoratori, è accettabile solo se su base volontaria. È la posizione del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, intervenuto a Focus Economia su Radio24.

La posizione delle imprese

Sì alla settimana corta per affrontare la crisi, ma insieme ad altri interventi come l'obbligo di formazione e misure specifiche per apprendisti e interinali. E' la posizione della Confindustria alla proposta del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, espressa dal vicepresidente per le relazioni industriali, Alberto Bombassei. "Apprezzo l'attenzione per la proposta del Cancelliere tedesco Angela Merkel sulla riduzione della settimana lavorativa a salvaguardia dei livelli occupazionali" afferma in una nota Bombassei, il quale ricorda che era stato Pierre Carniti, all'epoca segretario generale della Fim-Cisl, a lanciare lo slogan del "lavorare meno per lavorare tutti". "Ma lo fa negli anni 70 non per far fronte a situazioni di crisi bensì per aumentare l'occupazione. È una ricetta che, oggi come allora, può andar bene per situazioni di crisi ma non può essere né l'unica né la cura per tutti. In Italia abbiamo un sistema di ammortizzatori sociali che consente di assecondare i momenti di crisi e sono gli altri paesi ad "invidiarcelo"".

La possibilità di ridurre l'orario settimanale anche di poche ore o di pochi giorni - ricorda la nota di Bombassei - esiste sin dagli anni 40. Ed è la cassa integrazione. Uno strumento che poi, con accordi fra le parti sociali e successivi interventi legislativi, si è andato evolvendo e perfezionando nel corso di tutti questi anni.

"Nell'opinione pubblica si è perso – fortunatamente – il ricordo di quanto abbiamo passato negli anni 80, con fasi di grandi ristrutturazioni e crisi aziendali o settoriali che hanno portato a picchi di intervento della CIG tra i 300 ed i 600 milioni di ore autorizzate". Bombassei ricostruisce l'evoluzione delle relazioni industriali dagli anni 80 in poi.

È appunto in quegli anni - con la legge del 1984 - che è stato introdotto l'ulteriore meccanismo di sostegno al reddito in caso di orari ridotti attraverso l'istituto dei "contratti di solidarietà". Nel 1991, con la legge di riforma della cassa integrazione, questi strumenti sono stati ulteriormente perfezionati adottando anche il criterio della cassa integrazione "a rotazione".

Sostegno al reddito e obbligo di formazione

"Oggi - afferma Bombassei - la prospettiva è diversa, nel senso che si deve pensare ad aiutare il sistema produttivo a superare questo periodo di difficoltà contenendo al massimo le ricadute sui livelli di occupazione. E bisogna capire quali sono gli strumenti migliori per evitare che la crisi produttiva determini non solo perdita di occupazione con conseguente riduzione di redditi ma, soprattutto, perdita del patrimonio professionale, che è il primo asset delle imprese.

Per questo - aggiunge il vicepresidente degli industriali - dobbiamo valorizzare tutti gli strumenti che mantengono i lavoratori in azienda anche per periodi ridotti nella settimana o nel mese (attraverso cig ad orario ridotto, cig a rotazione, contratti di solidarietà), semplificando ed accelerando le procedure e prevedendo nuovi stanziamenti per incrementare le prestazioni a favore dei lavoratori. Il perno sul quale tutta questa operazione deve ruotare rimane il collegamento, essenziale e imprescindibile, fra strumenti di sostegno del reddito del lavoratore e obbligo di formazione. Tutti gli occupati, a maggior ragione chi si trova in aziende in difficoltà, devono essere formati per aumentare il livello della propria "occupabilità". Deve essere formazione vera e non generica. Confindustria, con Fondimpresa, il fondo gestito insieme a Cgil, Cisl e Uil, ha già deciso di favorire la formazione per i cassintegrati, e sulla base del decreto legge anticrisi, sta studiando nuove iniziative anche per i lavoratori che oggi non sono destinatari della formazione finanziata da Fondimpresa".

Migliorare gli strumenti esistenti e introdurne di nuovi

"Dobbiamo migliorare gli strumenti esistenti - afferma Bombassei - introducendone anche di nuovi per i lavoratori che ne sono privi in tutto o in parte. Penso in primo luogo ai lavoratori con contratto a termine per i quali – a determinate condizioni – oggi scatta il meccanismo di indennità di disoccupazione anche con copertura ai fini pensionistici. Probabilmente queste condizioni andranno riviste e migliorate pur in una logica di eccezionalità e quindi di temporaneità dell'intervento. Per gli apprendisti, con la stessa logica, occorrerebbe prevedere tutele ordinarie e quindi la possibilità di intervento della cassa integrazione ed anche dell'indennità di disoccupazione".

Un'attenzione specifica secondo Confindustria deve essere rivolta ai lavoratori interinali per i quali "dovrebbero essere trovate soluzioni uniformi fra tutti i comparti produttivi, anche innovative – sempre eccezionali e temporanee - sia considerando quando il lavoratore è "in missione" in una azienda in crisi sia nel momento in cui questo rapporto cessa naturalmente".

Più flessibilità nel rivedere i contratti nazionali e aziendali

Oltre al tema degli ammortizzatori sociali, secondo Confindustria deve essere tenuto presente anche "il ruolo che potrebbe svolgere la contrattazione collettiva nell'affrontare una crisi come questa. Non c'è dubbio che la maggior parte dei problemi saranno affrontati direttamente fra le parti nelle singole aziende. Questo vuol dire che sarebbe utile poter avere maggior flessibilità nel rivedere le condizioni stabilite nei contratti di lavoro nazionali ed aziendali. Ma oggi questo non è sempre possibile. Nel nostro documento sulle Linee Guida per la riforma della contrattazione collettiva, questi principi sono presenti proprio per favorire, in tutte le situazioni di crisi aziendale, l'individuazione delle soluzioni più adeguate anche con accordi "in deroga". Talvolta, però, i "tempi sindacali" purtroppo non coincidono con i "tempi dell'economia". Siamo ancora in tempo per intervenire. Mi auguro - conclude Bombassei - di poterlo fare con l'intesa di tutti".

Sacconi: " Per la settimana corta non abbiamo bisogno di norme di legge".

Per ricorrere alla settimana corta "non abbiamo bisogno di norme di legge". Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ai microfono, sottolineando che "questo accade con accordi", a partire con le parti sociali. "Abbiamo bisogno di qualche piccolo 'sbottigliamento' delle capacità operative di alcuni nostri strumenti. Ma sostanzialmente, a differenza dei tedeschi - ha proseguito - noi abbiamo una cassetta degli attrezzi che ci consente di distribuire su più persone il minore carico di lavoro, sostenendone anche il reddito per quella parte di ore non lavorate, in modo che possa essere anche un lavorare di meno ma il guadagnare di meno possa essere in pratica impercettibile". Per Sacconi, "siamo in grado di farlo, bisogna farlo attraverso intese, accordi". Da un lato, "dobbiamo definire una straordinaria e leale collaborazione con le regioni, che hanno competenza in materia di lavoro e formazione, e dall'altra parte con le parti sociali per stimolare accordi in questo senso", ha aggiunto il ministro. Le "soluzioni possono essere molte, ciò che conta è che rimanga in piedi il rapporto di lavoro", ha sottolineato.

Sacconi si è soffermato in particolare anche sul ruolo delle imprese. "È importante che le imprese siano responsabilizzate nel cercare di mantenere il rapporto con i propri lavoratori e non siano indotte da una situazione negativa, che potrebbe essere anche molto transitoria, a liberarsene, privandosi della capacità di ripartire nel momento in cui le condizioni, come ci auguriamo, miglioreranno". Tale piano "non corrisponde soltanto ad una primaria esigenza di carattere sociale, ma anche economica: fare in modo - ha detto - che, attraverso anche le forme di protezione del reddito, si mantenga in piedi per quante più persone il rapporto di lavoro". A questo proposito, ha aggiunto, "noi abbiamo strumenti che ce lo consentono: la cassa integrazione può essere concessa a rotazione, può non essere a piene ore, ci sono i contratti di solidarietà, ci sono vari modi", insomma, ha spiegato il ministro. Allo stesso tempo, "l'uso degli ammortizzatori sociali, delle forme di integrazione del reddito non può essere deresponsabilizzante - ha proseguito Sacconi - nè acriticamente concesso senza verificare fino in fondo la capacità delle imprese di continuare a mantenere una significativa base occupazionale". Il ministro ha infine sottolineato l'importanza di investire nel "concreto apprendimento e nella formazione".

 

 

 

2008-12-22

 

Settimana corta, sì dell'industria ma non può essere l'unica ricetta

22 dicembre 2008

Sì alla settimana corta per affrontare la crisi, ma insieme ad altri interventi come l'obbligo di formazione e misure specifiche per apprendisti e interinali. E' la posizione della Confindustria alla proposta del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, espressa dal vicepresidente per le relazioni industriali, Alberto Bombassei. "Apprezzo l'attenzione per la proposta del Cancelliere tedesco Angela Merkel sulla riduzione della settimana lavorativa a salvaguardia dei livelli occupazionali" afferma in una nota Bombassei, il quale ricorda che era stato Pierre Carniti, all'epoca segretario generale della Fim-Cisl, a lanciare lo slogan del "lavorare meno per lavorare tutti". "Ma lo fa negli anni 70 non per far fronte a situazioni di crisi bensì per aumentare l'occupazione. È una ricetta che, oggi come allora, può andar bene per situazioni di crisi ma non può essere né l'unica né la cura per tutti. In Italia abbiamo un sistema di ammortizzatori sociali che consente di assecondare i momenti di crisi e sono gli altri paesi ad "invidiarcelo"".

La possibilità di ridurre l'orario settimanale anche di poche ore o di pochi giorni - ricorda la nota di Bombassei - esiste sin dagli anni 40. Ed è la cassa integrazione. Uno strumento che poi, con accordi fra le parti sociali e successivi interventi legislativi, si è andato evolvendo e perfezionando nel corso di tutti questi anni.

"Nell'opinione pubblica si è perso – fortunatamente – il ricordo di quanto abbiamo passato negli anni 80, con fasi di grandi ristrutturazioni e crisi aziendali o settoriali che hanno portato a picchi di intervento della CIG tra i 300 ed i 600 milioni di ore autorizzate". Bombassei ricostruisce l'evoluzione delle relazioni industriali dagli anni 80 in poi.

È appunto in quegli anni - con la legge del 1984 - che è stato introdotto l'ulteriore meccanismo di sostegno al reddito in caso di orari ridotti attraverso l'istituto dei "contratti di solidarietà". Nel 1991, con la legge di riforma della cassa integrazione, questi strumenti sono stati ulteriormente perfezionati adottando anche il criterio della cassa integrazione "a rotazione".

Sostegno al reddito e obbligo di formazione

"Oggi - afferma Bombassei - la prospettiva è diversa, nel senso che si deve pensare ad aiutare il sistema produttivo a superare questo periodo di difficoltà contenendo al massimo le ricadute sui livelli di occupazione. E bisogna capire quali sono gli strumenti migliori per evitare che la crisi produttiva determini non solo perdita di occupazione con conseguente riduzione di redditi ma, soprattutto, perdita del patrimonio professionale, che è il primo asset delle imprese.

Per questo - aggiunge il vicepresidente degli industriali - dobbiamo valorizzare tutti gli strumenti che mantengono i lavoratori in azienda anche per periodi ridotti nella settimana o nel mese (attraverso cig ad orario ridotto, cig a rotazione, contratti di solidarietà), semplificando ed accelerando le procedure e prevedendo nuovi stanziamenti per incrementare le prestazioni a favore dei lavoratori. Il perno sul quale tutta questa operazione deve ruotare rimane il collegamento, essenziale e imprescindibile, fra strumenti di sostegno del reddito del lavoratore e obbligo di formazione. Tutti gli occupati, a maggior ragione chi si trova in aziende in difficoltà, devono essere formati per aumentare il livello della propria "occupabilità". Deve essere formazione vera e non generica. Confindustria, con Fondimpresa, il fondo gestito insieme a Cgil, Cisl e Uil, ha già deciso di favorire la formazione per i cassintegrati, e sulla base del decreto legge anticrisi, sta studiando nuove iniziative anche per i lavoratori che oggi non sono destinatari della formazione finanziata da Fondimpresa".

Migliorare gli strumenti esistenti e introdurne di nuovi

"Dobbiamo migliorare gli strumenti esistenti - afferma Bombassei - introducendone anche di nuovi per i lavoratori che ne sono privi in tutto o in parte. Penso in primo luogo ai lavoratori con contratto a termine per i quali – a determinate condizioni – oggi scatta il meccanismo di indennità di disoccupazione anche con copertura ai fini pensionistici. Probabilmente queste condizioni andranno riviste e migliorate pur in una logica di eccezionalità e quindi di temporaneità dell'intervento. Per gli apprendisti, con la stessa logica, occorrerebbe prevedere tutele ordinarie e quindi la possibilità di intervento della cassa integrazione ed anche dell'indennità di disoccupazione".

Un'attenzione specifica secondo Confindustria deve essere rivolta ai lavoratori interinali per i quali "dovrebbero essere trovate soluzioni uniformi fra tutti i comparti produttivi, anche innovative – sempre eccezionali e temporanee - sia considerando quando il lavoratore è "in missione" in una azienda in crisi sia nel momento in cui questo rapporto cessa naturalmente".

Più flessibilità nel rivedere i contratti nazionali e aziendali

Oltre al tema degli ammortizzatori sociali, secondo Confindustria deve essere tenuto presente anche "il ruolo che potrebbe svolgere la contrattazione collettiva nell'affrontare una crisi come questa. Non c'è dubbio che la maggior parte dei problemi saranno affrontati direttamente fra le parti nelle singole aziende. Questo vuol dire che sarebbe utile poter avere maggior flessibilità nel rivedere le condizioni stabilite nei contratti di lavoro nazionali ed aziendali. Ma oggi questo non è sempre possibile. Nel nostro documento sulle Linee Guida per la riforma della contrattazione collettiva, questi principi sono presenti proprio per favorire, in tutte le situazioni di crisi aziendale, l'individuazione delle soluzioni più adeguate anche con accordi "in deroga". Talvolta, però, i "tempi sindacali" purtroppo non coincidono con i "tempi dell'economia". Siamo ancora in tempo per intervenire. Mi auguro - conclude Bombassei - di poterlo fare con l'intesa di tutti".

Sacconi: " Per la settimana corta non abbiamo bisogno di norme di legge".

Per ricorrere alla settimana corta "non abbiamo bisogno di norme di legge". Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ai microfono, sottolineando che "questo accade con accordi", a partire con le parti sociali. "Abbiamo bisogno di qualche piccolo 'sbottigliamento' delle capacità operative di alcuni nostri strumenti. Ma sostanzialmente, a differenza dei tedeschi - ha proseguito - noi abbiamo una cassetta degli attrezzi che ci consente di distribuire su più persone il minore carico di lavoro, sostenendone anche il reddito per quella parte di ore non lavorate, in modo che possa essere anche un lavorare di meno ma il guadagnare di meno possa essere in pratica impercettibile". Per Sacconi, "siamo in grado di farlo, bisogna farlo attraverso intese, accordi". Da un lato, "dobbiamo definire una straordinaria e leale collaborazione con le regioni, che hanno competenza in materia di lavoro e formazione, e dall'altra parte con le parti sociali per stimolare accordi in questo senso", ha aggiunto il ministro. Le "soluzioni possono essere molte, ciò che conta è che rimanga in piedi il rapporto di lavoro", ha sottolineato.

Sacconi si è soffermato in particolare anche sul ruolo delle imprese. "È importante che le imprese siano responsabilizzate nel cercare di mantenere il rapporto con i propri lavoratori e non siano indotte da una situazione negativa, che potrebbe essere anche molto transitoria, a liberarsene, privandosi della capacità di ripartire nel momento in cui le condizioni, come ci auguriamo, miglioreranno". Tale piano "non corrisponde soltanto ad una primaria esigenza di carattere sociale, ma anche economica: fare in modo - ha detto - che, attraverso anche le forme di protezione del reddito, si mantenga in piedi per quante più persone il rapporto di lavoro". A questo proposito, ha aggiunto, "noi abbiamo strumenti che ce lo consentono: la cassa integrazione può essere concessa a rotazione, può non essere a piene ore, ci sono i contratti di solidarietà, ci sono vari modi", insomma, ha spiegato il ministro. Allo stesso tempo, "l'uso degli ammortizzatori sociali, delle forme di integrazione del reddito non può essere deresponsabilizzante - ha proseguito Sacconi - nè acriticamente concesso senza verificare fino in fondo la capacità delle imprese di continuare a mantenere una significativa base occupazionale". Il ministro ha infine sottolineato l'importanza di investire nel "concreto apprendimento e nella formazione".

 

 

 

 

 

Un'intesa bipartisan sulla Cig

di Marco Rogari

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23 dicembre 2008

Estensione degli ammortizzatori sociali anche ad alcuni settori attualmente privi di "tutela". Revisione del bonus famiglia per favorire i nuclei più numerosi. Agevolazioni rimodulate per i mutui. È su questi tre correttivi al decreto anti-crisi che si profila un'intesa bipartisan, o quanto meno una condivisione tra maggioranza e opposizione, in commissione Bilancio alla Camera. Una convergenza che potrebbe essere formalizzata oggi con la definizione dei settori oggetto di emendamenti comuni da far presentare ai relatori a inizio gennaio, dopo la pausa natalizia. Un pacchetto che potrebbe essere integrato da altri ritocchi ai quali sta lavorando il Governo. Primo fra tutti la spalmatura decennale del bonus energia al 55% per le ristrutturazioni. Potrebbe poi arrivare una nuova versione della Borsa elettrica e anche un dispositivo per limitare le penalizzazioni che subiscono le imprese per i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione.

Per il momento, comunque, gli emendamenti veri e propri non vedranno la luce. A confermarlo è il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero: "I gruppi devono ancora segnalare gli emendamenti, quindi prima di gennaio non succederà nulla". Anche perché dal Governo devono ancora arrivare le indicazioni definitive rispetto ad alcune delle sollecitazioni giunte dalla stessa maggioranza, come ad esempio quelle sugli studi di settore e sulla Borsa elettrica. Per non parlare poi dell'incognita legata alla dote aggiuntiva che potrà essere messa a disposizione degli ammortizzatori facendo leva sulla riconversione dei fondi comunitari: solo a gennaio il Tesoro dovrebbe essere in grado di chiarire se la nuova dote sarà superiore, o meno, a 2 miliardi.

Ma già oggi potrebbe essere una giornata importante almeno per quanto riguarda i correttivi condivisi. A lasciarlo intendere è uno dei relatori del decreto, Maurizio Bernardo (Pdl), che fa notare come sulla necessità di estendere la platea degli ammortizzatori sociali ci sia di fatto già una convergenza. Proprio sulla questione degli ammortizzatori, del resto è stato fertilizzato il terreno del dialogo nell'incontro dei giorni scorsi tra il ministro Giulio Tremonti e Pierluigi Bersani (Pd).

L'opposizione punta comunque anche ad altri correttivi. Il capogruppo del Pd in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, afferma che almeno altre tre sono le priorità: aiuti a chi vive in affitto; rivalutazione del 20% degli assegni familiari in aggiunta al bonus famiglia; sostegno anche a chi ha sottoscritto mutui a tasso fisso. Sempre secondo il Pd sarebbe necessario anche favorire lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese utilizzando la Cassa depositi e prestiti. Un'ipotesi che sembra però avere poche possibilità di passare, anche se qualche novità sui ritardati pagamenti della Pa ci dovrebbe essere. Anche l'Udc preme per alcuni ritocchi al bonus famiglia e alle misure su mutui e studi di settore. Questi ultimi sono anche al centro del pacchetto di emendamenti della Lega. Che spinge, oltre che per il ripristino del bonus-Maroni sulle pensioni e per lo "scudo" sulle società italiane quotate in alcuni settori "strategici", per la detassazione degli straordinari accorciando a sei mesi quella dei premi di produttività e per le agevolazioni anche per i mutui a tasso fisso.

Anche il Governo sta valutando la possibilità di introdurre qualche correttivo, magari sfruttando gli emendamenti dei relatori. I tecnici stanno lavorando al bonus energia sulle riqualificazioni edilizie, con l'obiettivo di lasciare invariato lo sconto fiscale del 55% prevedendone soltanto la spalmatura su 10 anni. Per quel che riguarda la Borsa elettrica, al ministero dello Sviluppo economico si sta cercando una soluzione che consenta di superare le diversità di vedute tra Pdl (favorevole allo stralcio dell'intero articolo con le nuove regole sul prezzo) e Lega (che chiede il mantenimento della misura). Il compromesso potrebbe essere raggiunto su una attivazione del nuovo meccanismo limitata ai casi in cui la "Borsa" è in grado di produrre un "risparmio" nella bolletta.

 

 

 

 

 

Settimana corta anti-recessione

di Giorgio Pogliotti

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21 Dicembre 2008

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La mappa dei ricorsi alla Cig

La settimana corta di 3-4 giorni lavorativi finanziata con le risorse della cassa integrazione per evitare tagli del personale incassa un sostegno di massima dai sindacati. Che però sollecitano dal Governo più fondi per gli ammortizzatori sociali ed un'estensione della copertura economica a quella platea di lavoratori temporanei, esclusa dalla Cig, particolarmente esposta alla crisi.

Sulla proposta del senatore Francesco Casoli (Pdl) – che ricalca quella lanciata dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni – ieri è intervenuto il premier Silvio Berlusconi che ha confermato: tra le ipotesi allo studio per fronteggiare la crisi, il Governo ha sul tavolo anche la riduzione della settimana lavorativa con l'intervento di sostegno al reddito, sul modello di quanto accade in Germania (dove però le risorse aggiuntive sono statali, mentre in Italia arriverebbero dal fondo Inps autofinanziato da lavoratori e imprese).

I sindacati mostrano interesse senza, tuttavia, considerare la proposta esaustiva: "È importante garantire la non interruzione del lavoro in una fase difficile per l'economia – sostiene Susanna Camusso (Cgil) – anche se non vedo particolari novità in questa iniziativa, esistono già i contratti di solidarietà per i lavoratori che beneficiano della Cig. Il vero problema sono i precari esclusi dalle tutele tradizionali; quindi ben venga la riduzione di giornate di lavoro, purché si coinvolgano anche gli atipici che sono i primi a subire gli effetti della crisi". La solidarietà con la settimana corta per la la segretaria confederale della Cgil è solo uno degli strumenti da mettere in campo: "Per far fronte alla crisi abbiamo bisogno di una pluralità di forme di sostegno al reddito che rispondano alla diversità di situazioni esistenti – aggiunge –. Va garantita l'universalità degli ammortizzatori sociali".

Per Giorgio Santini (Cisl): "È essenziale che le imprese non chiudano i battenti per la crisi che sarà temporanea, anche se non sappiamo quanto durerà – sostiene –. Chi perde il lavoro difficilmente potrà ricollocarsi in un'altra impresa, quindi bisogna fare di tutto per evitare di distruggere in modo irreversibile il patrimonio rappresentato dal know how dei lavoratori". Secondo Santini è bene che venga garantita una corsia preferenziale per finanziare con gli ammortizzatori sociali la settimana corta, assicurando garanzie anche ai precari: "Per il periodo di vigenza del contratto temporaneo – aggiunge il segretario confederale della Cisl – potrebbero subire anche loro una riduzione delle giornate lavorative, beneficiando del sostegno integrativo". Più cauto Paolo Pirani (Uil): "Non abbiamo obiezioni di principio, ma la gravità della crisi chiede risorse adeguate, non si può pensare di far fronte alla pesante congiuntura economica con le risorse esistenti". Il segretario confederale della Uil esprime una preoccupazione: "Non vorrei che si ricorresse al vecchio slogan "lavorare meno, lavorare tutti" per evitare di aggiungere altre risorse".

Il fondo che finanzia le prestazioni temporanee presso l'Inps oggi è in attivo, ma con il progressivo aumento delle richieste si teme che nel 2009 i soldi possano finire. Il governo che con il decreto anti-crisi ha stanziato per il 2009 complessivamente 1 miliardo e 26 milioni per il sostegno al reddito dei lavoratori sospesi o licenziati, sta cercando di ampliare la dote degli ammortizzatori sociali. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sta trattando con Bruxelles per ottenere il via libera all'utilizzo delle risorse del Fondo sociale europeo (Fse) – che finora è servito alle Regioni per finanziare processi formativi – come strumento di sostegno al reddito.

Un intervento più ampio è in arrivo con la riforma degli ammortizzatori sociali: la delega ereditata dal precedente governo scade a giugno. "È positivo ricorrere a meccanismi solidarietà per salvaguardare il reddito e il posto di lavoro – afferma Renata Polverini (Ugl) –. Il problema è che le misure che si stanno studiando sono temporanee, mentre bisogna ricalibrare il sistema di tutele in modo strutturale". La leader dell'Ugl sottolinea le conseguenze negative del ritardo: "Se avessimo riformato prima gli ammortizzatori sociali – sostiene – oggi potremmo agire come gli altri Paesi europei, distribuendo le risorse ai settori in crisi".

 

 

 

Cisl, Bonanni: "Affrontiamo la crisi

con l'orario corto"

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20 dicembre 2008

 

"La crisi si affronta con i contratti di solidarietà e con la settimana corta". Lavorare tutti, magari con riduzioni d'orario, è la ricetta illustrata a Padova dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale "serve un mix tra lavoro e ammortizzatori sociali per ancorare il dipendente all'azienda e non espellerlo dal ciclo produttivo". "La Cisl - ha assicurato Bonanni - è pronta a sedersi al tavolo con il governo per trovare accordi in grado di salvaguardare i posti di lavoro. In questo momento il sindacato ha il compito di difendere a qualunque costo i redditi delle famiglie italiane. Non possiamo permettere che salti in aria l'occupazione". La Cisl - ha spiegato Bonanni - è pronta a siglare accordi sul mantenimento dei livelli occupazionali "anche a costo di dover ricorrere a lunghi periodi di cassa integrazione, in attesa che l'economia mondiale offra i primi segnali di ripresa". Secondo il segretario della Cisl, gli ammortizzatori sociali possono essere utilizzati al meglio per fare formazione e "l'esecutivo dovrà fare la sua parte reperendo risorse da destinare alle politiche sociali e di sostegno all'impresa, oltre che nel campo delle infrastrutture e dell'energia".

 

 

 

 

 

 

 

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